Archive from dicembre, 2013
Dic 2, 2013 - Senza categoria    No Comments

Tanzania e cacciatori di elefanti: la proposta è di sparargli sul posto!

Ormai è noto che il commercio illegale di avorio alimenta  i gruppi armati di ribelli e che il bracconaggio in Africa sta decimando la popolazione degli elefanti. Si stima, purtroppo, un numero fra i 30  e i 70 esemplari uccisi al giorno.

Dal 2007 la Tanzania ha perso più della metà della sua popolazione di elefanti e si è classificata, tra 2009 e 2011, prima esportatrice al mondo di zanne sul mercato nero. Adesso, contro la brutalità dell’uomo, viene lanciata una proposta molto forte, che solleva però anche un interrogativo morale sull’esecuzione sommaria dei bracconieri.

La nuova proposta legislativa lanciata da Khamis Kagasheki, ministro della Tanzania per le Risorse Naturali e il Turismo, è molto esplicita, consente di sparare ai bracconieri colti sul fatto. Sicuramente si tratta di provvedimento incisivo ben diverso dalla semplice pena pecuniaria o da un periodo detentivo in carcere, ma che prende in considerazione il pericolo rappresentato dai bracconieri non solo per la sopravvivenza degli animali ma per la vita di persone innocenti.

Consapevole della probabile reazione degli attivisti in difesa dei diritti umani e del diritto a un regolare processo, il Ministro, durante un’intervista, ha insistito sulla pericolosità dei bracconieri, che non esitano a sparare a chiunque si trovi sul loro cammino. Il disegno di legge e la nuova posizione del ministro tanzaniano rappresentano un grosso cambiamento nella visione politica del Paese africano.

Non è passato molto tempo, diffatti, da quando il governo chiese alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio (CITES) il permesso di vendere più di 100 tonnellate d’avorio e di diminuire la protezione per gli elefanti presenti sul territorio, ottenendo un prevedibile rifiuto. La proposta per la nuova legge è stata preceduta da un investimento statunitense di 10 milioni di dollari, stanziati  dal governo del presidente Obama contro il bracconaggio in Africa per la salvaguardia degli animali e per la lotta ai gruppi armati ribelli che traggono sostegno dal traffico illegale d’avorio.

Anche Hilary Clinton ha annunciato che la Clinton Global Initiative  è pronta a stanziare ben 80 milioni di dollari per porre fine a bracconaggio e traffici illeciti.

Non si pensi che la Tanzania sia la prima a proporre una legge di questo tipo. Una recente legge dello stato indiano del Maharashtra ha depenalizzato il ferimento e l’uccisione dei bracconieri da parte delle guardie forestali, dichiarando guerra alla caccia di frodo. Nell’ambito di questa politica lo stato incrementerà il numero di ranger e offrirà compensi a chi potrà fornire informazioni su attività di bracconaggio e contrabbando di animali.

Il 2012 è stato un anno nero per le tigri indiane, purtroppo diversi esemplari sono deceduti per mano dell’uomo. Le guardie forestali raramente riescono a cogliere i bracconieri sul fatto, poiché spesso agiscono di notte, per questo motivo ricompensare gli informatori per il loro aiuto si dimostra particolarmente importante per frenare la strage degli animali.

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Come far maturare la frutta in modo preciso? Con i batteri!

Quasi il 50% della frutta viene buttata, direttamente dai produttori, perché troppo brutta per il mercato, e spesso dai consumatori perchè troppo matura per essere mangiata. Con i ritmi frenetici del lavoro e i sempre più frequenti pasti consumati fuori casa, capita di dimenticare la frutta nel cestino e ritrovarla dopo pochi giorni ammaccata o ammuffita.

Ma ecco che arrivano in nostro soccorso gli studenti del Centro per la Biologia Integrata dell’Università di Trento, che hanno trovato una soluzione intelligente ed ecocompatibile: B.fruity!

I produttori usano da sempre l’etilene per accelerare la maturazione della frutta in modo da averla pronta per la vendita (i più avveduti l’aria calda). Ma a livello industriale questo gas viene ottenuto da fonti fossili, dannose per l’ambiente. I ricercatori hanno trovato in alcuni batteri, innocui per l’uomo, degli ottimi sostituti per la produzione del gas.

Grazie ad alcune modifiche genetiche, oltre all’etilene, attraverso i batteri si riesce a ottenere anche il metil-salicilato, un altro gas che invece rallenta la maturazione ed evita che la frutta vada a male troppo presto.

È stato inoltre realizzato un prototipo della macchina in cui inserire la frutta da sottoporre al processo, e la speranza è di riuscire a dotarne presto tutti i negozi. Si è pensato anche alla versione domestica del progetto, che prevede l’utilizzo di sacchetti di carta sigillati in cui inserire la frutta e il pacchettino coi batteri.

B.fruity è un’idea brillante: permette allo stesso tempo di ridurre tantissimo spreco e di rendere sostenibile un processo industriale che ancora non lo è. Gli americani del MIT non sono rimasti indifferenti, e il progetto trentino si è conquistato un posto nella finale della competizione internazionale di biologia sintetica iGEM.

Ma, nell’attesa di avere a casa il sacchettino coi batteri sul nostro tavolo dic ucina, ricordate che la frutta troppo matura è ottima per preparare torte e marmellate squisite!

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La raccolta differenziata si fa chic con Trash Chic

Vi segnaliamo Trash Chic, una serie di contenitori per la raccolta differenziata di design per rendere la raccolta differenziata sempre più integrata nell’arredamento della vostra cucina ed adatta a chi non dispone di spazi appositi nei vostri mobili.

Sono in pratica tre contenitori pieghevoli per raccogliere carta, vetro e plastica con un coperchio con chiusura magnetica che soddisfano l’esigenza estetica di chi tiene all’arredamento della propria cucina.

Non avete quindi più scuse per effettuare la raccolta differenziata a questo punto ;-)

Il costo dei contenitori Trash Chic è di circa 60 Euro

Trovate i contenitori Trash Chic anche in vendita online

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Funghi fai-da-te: la lampada per coltivarli

Coltivare funghi in casa? Non è una novità visto che in commercio esistono già tanti kit e sistemi più o meno efficienti che consentono di cimentarsi nella coltivazione domestica dei miceti così come di tante altre varietà di ortaggi ed erbe aromatiche.

La vera novità arriva dal genio creativo di Jonas Edvard che ha messo appunto una stravagante lampada biodegradabile pensata proprio per coltivare i funghi in casa senza bisogno di terra, scatole, fondi di caffé o materiale organico.

Grazie alla fibre vegetali di cui è composta e al mycelium (la parte vegetativa che favorisce la crescita spontanea dei funghi), infatti, Myx è in grado di stimolare la crescita di una buona quantità di funghi (500-600 gr) in sole 2 settimane, e direttamente sulla superficie della lampada. Durante questo periodo di tempo, i funghi mangiano il morbido tessuto vegetale e crescono rigogliosi sulla parte più superficiale del rivestimento per tutto il ciclo vegetativo.

I funghi così ottenuti, del genere Pleurotus Ostreatus, sono commestibili e dopo la raccolta il tessuto biodegradabile della lampada può essere compostato o gettato nella frazione umida. Se utilizzato per il compostaggio, il materiale di scarto risulterà particolarmente ricco di sostanze nutritive proprio grazie all’attività riproduttiva e vegetativa attivata dai funghi durante la loro crescita.

Dic 2, 2013 - Senza categoria    No Comments

Sostenibilità, sembrano più interessati i produttori asiatici dell’occidente

Inquinamento delle acque, dei terreni e del suolo: sono vere e proprie emergenze in molte aree dell’Est del mondo, dove anche la salute e i tassi di mortalità della popolazione rivelano inquietanti correlazioni con le pessime condizioni di vita in ambienti altamente contaminati.

Gli imprenditori asiatici, però, sembrano imparare dai propri errori molto più di quelli occidentali, quantomeno nelle intenzioni.

A rivelarlo è il recente studio condotto da Gfk Eurisko e Dnv Business Assurance su scala mondiale, secondo il quale ben il 95% degli imprenditori asiatici considera la sostenibilità una delle voci più importanti del fare business. Un risultato decisamente migliore di quello ottenuto dall’Europa e dall’Italia, dove solo l’85% considera questi temi fondamentali per lo sviluppo della propria azienda, di pari passo con gli imprenditori a stelle e strisce.

Interessanti le ragioni che spingono gli imprenditori asiatici a tenere in così alta considerazione l’impatto ambientale nel proprio operato: alla base, infatti, ci sono in primis le pressioni dei clienti, che nel 90% dei casi richiedono politiche ambientali trasparenti. Seguono le politiche aziendali (83%) e i consumatori (76%).

Pratiche concrete di sostenibilità ambientale sono anche efficaci richiami per gli investimenti privati, o almeno questo è quello che crede il 70% dei cinesi e il 60% degli imprenditori orientali intervistati, mentre il dato cala in modo evidente per l’Europa e in particolare per l’Italia: soltanto il 30% degli imprenditori del nostro Paese ritiene che la sostenibilità possa richiamare investimenti e costituire un valore aggiunto al proprio business agli occhi degli investitori.

Ancora più importante, nei Paesi orientali queste convinzioni si sono negli ultimi anni tradotte in azione: l’80% delle società asiatiche ha affermato di aver messo in campo soluzioni per ridurre il fabbisogno energetico, il 76% di aver inciso sul ciclo dei rifiuti e il 62% sui consumi d’acqua.

A sorpresa, però, un altra area del mondo promette di fare concorrenza all’Asia nel campo della sostenibilità: si tratta del Sudamerica, in cima alla classifica per quanto riguarda l’aumento degli investimenti nei prossimi anni, confermato dal 68% degli imprenditori locali contro il 50% degli asiatici. Mentre per trovare l’Europa e gli Stati Uniti occorre tristemente scorrere i dati verso il basso.